Maroni ribatte colpo su colpo a Fini, all’Onu e a monsignor Marchetto

“Eee la Madonna”, dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ieri il segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, monsignor Agostino Marchetto, ha criticato il rimpatrio dei clandestini in Libia: “Ha violato le norme internazionali sui diritti dei rifugiati”. Due ore dopo il ministro, al telefono con il Foglio, risponde duro: “Tutte le accuse che mi sono state fatte, anche da monsignor Marchetto, sono destituite di fondamento".
8 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 12:40 | 18 AGO 20
Immagine di Maroni ribatte colpo su colpo a Fini, all’Onu e a monsignor Marchetto
Mercoledì scorso tre motovedette italiane hanno riconsegnato 227 migranti clandestini alla Libia, da dove erano partiti verso l’Italia. Una svolta chiara rispetto al passato, che però è stata attaccata con ferocia. “Deportazione”, “Violazione del diritto internazionale”, “Violazione del diritto dei perseguitati a chiedere e ottenere protezione nel nostro paese”. Maroni risponde ai suoi critici in due punti. Il primo è che l’accordo fu stretto in Libia dal governo Prodi, dal suo predecessore al Viminale Giuliano Amato, nel dicembre 2007. “Lo ha ammesso onestamente anche Piero Fassino – dice Maroni – anche loro hanno fatto i respingimenti”. Poi, ricorda, una serie di difficoltà tecniche ha impedito che il patto diventasse efficace. Prima la rimozione del ministro dell’Interno libico, e senza un parigrado con cui parlare per più di un anno si mosse poco; poi la competenza su queste cose passò al ministro della Difesa libico, e abbiamo dovuto fare daccapo”.
Ma sentire oggi le critiche per un accordo fatto da Amato… – dice il ministro – per la serie: ipocrisia a tonnellate”. Il secondo punto è il fraintedimento generale sulla questione più importante. Una cosa è il respingimento, un’altra è il rimpatrio. “Il limite tra respingimento e rimpatrio sono le acque territoriali. Se qualcuno sta fuori dalle acque territoriali italiane, io impedisco che tu entri e quindi ti respingo alla frontiera, come avverrebbe a terra. Come a un valico di terra. Tu sei in Svizzera, a Chiasso e vuoi venire in Italia a Ponte Chiasso, ti fermo e ti dico tu non entri. Punto. Perché volevi entrare, che motivi avevi, non è affar mio, sei sul territorio di un altro stato e non vedo come io possa valutare se hai il diritto all’asilo, perché non sei sul mio territorio. Se entri, allora sì. Il respingimento alle frontiere è una procedura prevista dalle normative europee, peraltro”. E le critiche dell’organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati? Non è l’Onu, dice il ministro, è Laura Boldrini, che si presenta come portavoce dell’Unhcr, ma è soltanto responsabile italiana. “Del resto anche monsignor Marchetto ancora critica le norme del pacchetto sicurezza sui medici, già ritirate: io capisco che il ministro dell’Interno debba essere saggio e paziente e mordersi la lingua prima di replicare, però…”. Però il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è uno che s’intende di leggi sull’immigrazione. “La lotta all’immigrazione clandestina o si fa o non si fa. Trovo francamente incomprensibili alcune sue dichiarazioni, mi è spiaciuto per esempio che oggi non sia venuto alla Festa della polizia, mi sembra la prima volta che un presidente della Camera non partecipa, penso sia spiaciuto anche a tutti i poliziotti. Confesso di faticare a capire il suo disegno”.
Il disegno non è così oscuro. Al nord s’è aperta la competizione tra Pdl e Lega. “Capisco che chi come An negli anni passati ha tenuto posizioni anche più dure della Lega si senta in difficoltà e cerchi di recuperare, magari strumentalizzando dichiarazioni improvvide come quella di Matteo Salvini. Ma sul tema sicurezza non c’è gara. Il Pdl è quel partito che a voto segreto vota contro il prolungamento del trattenimento clandestini nei Centri d’accoglienza. Sono certo che il tempo è galantuomo e alla fine noi recupereremo elettori del Pdl alla Lega e non viceversa”. Già da queste elezioni? “E certo”. Il ministro dell’Interno è il depositario di ogni segreto. Viene la tentazione di leggere i dossier su amici e nemici? “A tutto so resistere tranne che alle tentazioni, diceva Wilde, ma io sono serio. Diciamo che qualche volta ci penso, così, ma più nei confronti degli amici”.