Parla il ministro dell’Interno
Maroni ribatte colpo su colpo a Fini, all’Onu e a monsignor Marchetto
“Eee la Madonna”, dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ieri il segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, monsignor Agostino Marchetto, ha criticato il rimpatrio dei clandestini in Libia: “Ha violato le norme internazionali sui diritti dei rifugiati”. Due ore dopo il ministro, al telefono con il Foglio, risponde duro: “Tutte le accuse che mi sono state fatte, anche da monsignor Marchetto, sono destituite di fondamento".

Mercoledì scorso tre motovedette italiane hanno riconsegnato 227 migranti clandestini alla Libia, da dove erano partiti verso l’Italia. Una svolta chiara rispetto al passato, che però è stata attaccata con ferocia. “Deportazione”, “Violazione del diritto internazionale”, “Violazione del diritto dei perseguitati a chiedere e ottenere protezione nel nostro paese”. Maroni risponde ai suoi critici in due punti. Il primo è che l’accordo fu stretto in Libia dal governo Prodi, dal suo predecessore al Viminale Giuliano Amato, nel dicembre 2007. “Lo ha ammesso onestamente anche Piero Fassino – dice Maroni – anche loro hanno fatto i respingimenti”. Poi, ricorda, una serie di difficoltà tecniche ha impedito che il patto diventasse efficace. Prima la rimozione del ministro dell’Interno libico, e senza un parigrado con cui parlare per più di un anno si mosse poco; poi la competenza su queste cose passò al ministro della Difesa libico, e abbiamo dovuto fare daccapo”.
“Ma sentire oggi le critiche per un accordo fatto da Amato… – dice il ministro – per la serie: ipocrisia a tonnellate”. Il secondo punto è il fraintedimento generale sulla questione più importante. Una cosa è il respingimento, un’altra è il rimpatrio. “Il limite tra respingimento e rimpatrio sono le acque territoriali. Se qualcuno sta fuori dalle acque territoriali italiane, io impedisco che tu entri e quindi ti respingo alla frontiera, come avverrebbe a terra. Come a un valico di terra. Tu sei in Svizzera, a Chiasso e vuoi venire in Italia a Ponte Chiasso, ti fermo e ti dico tu non entri. Punto. Perché volevi entrare, che motivi avevi, non è affar mio, sei sul territorio di un altro stato e non vedo come io possa valutare se hai il diritto all’asilo, perché non sei sul mio territorio. Se entri, allora sì. Il respingimento alle frontiere è una procedura prevista dalle normative europee, peraltro”. E le critiche dell’organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati? Non è l’Onu, dice il ministro, è Laura Boldrini, che si presenta come portavoce dell’Unhcr, ma è soltanto responsabile italiana. “Del resto anche monsignor Marchetto ancora critica le norme del pacchetto sicurezza sui medici, già ritirate: io capisco che il ministro dell’Interno debba essere saggio e paziente e mordersi la lingua prima di replicare, però…”. Però il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è uno che s’intende di leggi sull’immigrazione. “La lotta all’immigrazione clandestina o si fa o non si fa. Trovo francamente incomprensibili alcune sue dichiarazioni, mi è spiaciuto per esempio che oggi non sia venuto alla Festa della polizia, mi sembra la prima volta che un presidente della Camera non partecipa, penso sia spiaciuto anche a tutti i poliziotti. Confesso di faticare a capire il suo disegno”.
Il disegno non è così oscuro. Al nord s’è aperta la competizione tra Pdl e Lega. “Capisco che chi come An negli anni passati ha tenuto posizioni anche più dure della Lega si senta in difficoltà e cerchi di recuperare, magari strumentalizzando dichiarazioni improvvide come quella di Matteo Salvini. Ma sul tema sicurezza non c’è gara. Il Pdl è quel partito che a voto segreto vota contro il prolungamento del trattenimento clandestini nei Centri d’accoglienza. Sono certo che il tempo è galantuomo e alla fine noi recupereremo elettori del Pdl alla Lega e non viceversa”. Già da queste elezioni? “E certo”. Il ministro dell’Interno è il depositario di ogni segreto. Viene la tentazione di leggere i dossier su amici e nemici? “A tutto so resistere tranne che alle tentazioni, diceva Wilde, ma io sono serio. Diciamo che qualche volta ci penso, così, ma più nei confronti degli amici”.